Roma, 3 dic Vive all’estero da anni. Come è vista l’Italia oggi? “Certamente non come un Paese in crisi. Oltreconfine la considerazione dell’Italia è alta. Musica, cucina, sport, arte, cultura. L’Italia nel mondo è sinonimo di creatività assoluta”. Cosa cambierebbe lei dell’Italia? “La mentalità. Troppo spesso mettiamo da parte la nostra originalità. La nostra identità, invece, va mantenuta e tutelata. Ci ritroviamo – mi riferisco in campo musicale – a scopiazzare qua e là. È sbagliato. Dobbiamo imparare a pensare che non siamo secondi a nessuno. In generale però credo che nel nostro Paese si dovrebbe fare di più per la musica: in Italia la musica sta soffrendo. Un tempo le canzoni esportavano la nostra cultura. Bisognerebbe fare qualcosa in più visto che l’Italia per anni ha esportato buona musica e ha lasciato un segno nel mondo. Per farlo, forse, bisognerebbe studiare di più e non affidarsi alla sola tecnologia o confidare troppo nei talent che ormai spesso sono visti come punto di arrivo e non di partenza. Oggi ci sono molte carenze, specie nella musica pop. Sempre meno musicisti italiani riescono ad uscire dai confini nazionali. Un peccato. Per quanto mi riguarda sogno di ritornare a lavorare in Italia, di realizzare qui progetti importanti. Amo esibirmi davanti a un pubblico raffinato e colto come quello italiano. Mi piace esprimermi davanti al mio pubblico. Milano e Roma sono due piazze fondamentali” .Che musica realizzerà in futuro? “Credo non ci sia più niente da inventare, musicalmente parlando. Non credo in un genere nuovo. E’ quindi necessario provare a ‘contaminare’, provocare. La musica classica è in continua evoluzione e per un compositore la cosa più bella è sperimentare. Ma attenzione: bisogna studiare bene cosa si va ad unire”. (BIG ITALY / Gil)