Trento, 4 dic – Al termine ha preso la parola Mariacristina Rossi, docente di economia all’Università degli Studi di Torino, che ha discusso il tema: “Azioni per favorire la conciliazione, l’accesso e la permanenza delle donne al lavoro”. “Il gap di genere – ha esordito la Rossi – persiste in Europa ma soprattutto in Italia dove 1 donna su 2 lavora: dato allarmante che ci vede penultimi nella classifica europea. La conciliazione è una ricetta per risolvere la criticità. Svezia, Norvegia, Finlandia permangono ai primi posti, mentre ultimi sono Italia, Grecia Malta. Il fattore di istruzione è responsabile di questi dati: più è alto e più alte sono le probabilità di essere occupati (le donne laureate sono quelle che lavorano in % di più rispetto ad altre con titoli inferiori). In Trentino i dati sono migliori con solo un 30% di donne che non lavorano. Sul lato della domanda di lavoro, il tessuto imprenditoriale deve fare di più e capire quali sono gli ostacoli. Le imprese discriminano quando assumono? Oggettivamente sì da dati statistici (es. Valutazione di un curriculum con o senza foto e senza dati identificativi del sesso). Sul lato dell’offerta di lavoro: emerge che le donne si auto-selezionano in lavori meno remunerativi, anche perchè sono meno attente al denaro e guardano ad altri aspetti in un contratto lavorativo, come la flessibilità oraria, e sono meno competitive rispetto agli uomini. Il gap si riscontra già dopo l’ottenimento del titolo di studio anche se le donne conseguono la laurea prima e con voti più alti dei maschi. I dati Alma Laurea registrano che il gap sussiste fin dall’uscita della scuola sia in termini retributivi che di livello di lavoro. Inoltre, si riscontra che, a parità di mansioni, le donne ricevono una retribuzione inferiore. Christine Lagarde (manager di IMF International Monetary Fund), elenca 5 fattori economici dall’ingresso delle donne al lavoro: crescita del PIL, migliore equilibrio in termini di rapporto rischio /rendimento nei settori finanza e affari, controllano 2/3 dei bei di consumo di spesa, diversità nelle posizioni apicali (assicurano spinta innovativa), investimento maggiore nelle generazioni future. Lagarde aggiunge che occorre superare l’antico retaggio di collegare genitorialità a maternità e non a paternità e sottolinea che le donne che lavorano sono quelle che fanno più figli. Infine, la relatrice ha portato qualche dato locale: in Trentino il tasso di natalità è dell’1.62 ed è più alto della media che è 1,32, mentre al sud i tassi sono i più bassi perchè nella coppia lavora solo una persona (il padre di solito). In Trentino annualmente su 2.300 mamme che lavorano, l’11% si licenzia dopo la maternità. In conclusione, le donne chiedono più supporto nella conciliazione: più congedi cioè giorni di assenza dal lavoro per accudire i figli, servizi per l’infanzia (nidi e scuole materne, voucher per asili nidi e baby sitter, tagesmutter, nidi aziendali, banche delle ore, monitoraggio con interviste e focus group)”. (PO / Red)