Bologna, 15 gen – Creare un polo scientifico di eccellenza internazionale sulle tecnologie per la fusione e per la produzione di radiofarmaci destinati alla diagnosi e alla terapia dei tumori. È uno dei punti cardine del protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Regione Toscana ed ENEA firmato oggi nel sito del Brasimone, sull’Appennino tosco-emiliano, a 60 chilometri da Firenze e Bologna, con l’obiettivo di rilanciare e valorizzare il know-how e le grandi apparecchiature sperimentali presenti in questo centro altamente specializzato nell’innovazione e nella ricerca in campo nucleare, sviluppando una tecnologia sicura, pulita e sostenibile. L’annuncio del Canada, il maggior produttore mondiale di radiofarmaci, di voler chiudere per motivi di obsolescenza i reattori impegnati nella produzione per la medicina nucleare, apre spazi importanti per altri produttori. L’alto costo di realizzazione di nuovi reattori nucleari sta infatti alimentando un interesse crescente verso processi alternativi. L’Italia, con il Centro ENEA del Brasimone e con l’impianto che verrà realizzato nel Centro ENEA della Casaccia, a Roma, potrebbe conquistare un ruolo di rilievo in questo campo. A Brasimone in una prima fase verranno realizzate le infrastrutture dove sperimentare la possibilità di produrre radionuclidi mediante neutroni da fusione: i primi studi e le prime sperimentazioni sono già in via di realizzazione anche grazie ai finanziamenti in ambito EUROfusion. Successivamente si partirà con il primo prototipo di macchina (SORGENTINA RF) con l’obiettivo di arrivare a coprire fino ad un terzo del fabbisogno mondiale di radionuclidi come il Tecnezio 99, con il quale vengono effettuate ogni anno circa 30 milioni di SPECT (Single Photon Emission Computed Tomography, Tomografia ad emissione di fotone singolo), per un valore stimato di otto miliardi di dollari. (SEGUE)