Roma, 5 apr – Il Consiglio generale degli italiani all’estero, in audizione in commissione Affari costituzionali della Camera il 3 aprile, ha precisato i motivi della sua contrarietà alla riduzione dei parlamentari eletti all’estero. La proposta di revisione costituzionale all’attenzione della Camera prevede una riduzione del numero dei parlamentari e la proporzionale riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero, che passerebbero complessivamente dagli attuali 18 a 12 (otto deputati e quattro senatori). Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero “non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. L’eventuale riforma della rappresentanza e del Parlamento dovrebbe avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso: ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora è stata negata”. Marco Galdi, prof. di Diritto Pubblico all’Università di Salerno, nel suo intervento ha sottolineato che, applicando la riforma proposta, “lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia diventerebbe insostenibile”: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia poco oltre 300.000 abitanti, uno all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE (con riferimento alle elezioni del 2018, il deputato eletto in Italia rappresenta oggi in media 96.000 cittadini, l’eletto all’estero 400.000 iscritti AIRE; il senatore eletto in Italia rappresenta in media 192.000 cittadini, l’eletto all’estero 800.000 cittadini iscritti AIRE. I dati sono tratti dal dossier del 16 ottobre 2018 sulla riduzione del numero dei parlamentari. (Red)