Genova, 8 nov – Giulio Vignoli, docente di Diritto internazionale all’Università di Genova, ha recentemente presentato un volume che riporta all’attenzione di tutti la tragica storia degli italiani giunti in Crimea (di Kerc in particolare), tra il 1830 e il 1870, per lo più agricoltori e marittimi, perché attratti dalla politica colonizzatrice delle autorità zariste. L’opera è stata realizzata grazie al contributo di Giulia Giacchetti Boiko, nipote di uno dei deportati che ha vissuto sulla propria pelle le promesse mai mantenute degli emissari del governo zarista, che si facevano avanti presso alcune comunità locali per poi deportarli verso le desolate steppe della Siberia e del Kazakistan. Dalle ricerche è risultato che la maggior parte degli italiani in Crimea, non a causa delle guerra di Crimea, come qualcuno sosteneva o durante la prima guerra mondiale, partirono da alcuni paesi pugliesi, principalmente Trani, Bisceglie e Molfetta. “La comunità a metà dell’800 doveva essere piuttosto numerosa – dice Vignoli – visto che la chiesa costruita era una chiesa di medie dimensioni”. Ma le purghe staliniane e poi la russificazione decimarono la comunità che dal migliaio del 1940 divenne di 500 unità dopo le ultime deportazioni in Kazakistan. Il libro è reperibile via internet e i ricavi della vendita saranno devoluti all’associazione degli italiani bisognosi di Kerc.
(Cld/Sis)