Roma, 26 set – Nella seconda fase si è cercato di scavare all’interno dello stato dell’arte in Italia. Domenico Azzia, presidente onorario dell’Unaie si è detto “preoccupato per la mancanza di politiche di integrazione in Italia” ricordando che questa “deve venire dal basso” prima ancora che dalle istituzioni”. Franco Pittau, direttore del Dossier statistico immigrazione di Caritas e Migrantes, ha ricordato che “ l’esperienza dell’emigrazione italiana nel mondo va portata ad esempio”, senza dimenticare che “gli italiani trasformarono la loro avventura in 2-3 generazioni in una grande epopea” e che altrettanto può accadere con gli immigrati di oggi in Italia. “Non abbiamo creduto negli italiani nel mondo – ha concluso amaramente – adesso non vogliamo nemmeno credere negli immigrati?”. Duro il giudizio sulle attuali politiche anche da parte di Andrea Olivero, presidente delle Acli, secondo cui “c’è un gravissimo deficit di cultura politica: addirittura, si fa fatica a mantenere i cittadini che lavorano regolarmente” rischiando di perderli per strada per le difficoltà del rinnovo dei permessi. “E si fa poco per gli alloggi, per la lingua, per i servizi, per le politiche scolastiche”. Leonardo Becchetti, presidente del Comitato Etico di Banca Etica, ha ricordato come “tutti gli economisti sono d’accordo che sempre e comunque l’immigrazione è una grande risorsa economica”, mentre Luigi Bobba, vicepresidente della Commissione Lavoro pubblico e privato” della Camera, propone l’introduzione, “magari per decreto” di un “permesso di soggiorno per ricerca di lavoro” proprio per evitare il passaggio dalla regolarità alla clandestinità. Anche per Rino Giuliani, infine, il problema da risolvere è quello legato al rinnovo del permesso di soggiorno “che spesso fa tornare l’immigrato nel disastro dell’illegalità. Insomma, “servono interventi strutturali, perché siamo in una situazione di emergenza e di non rinviabilità”.
(Sis)