Roma, 25 gen – La Commissione ha poi concluso la discussione generale del ddl sul voto di scambio (termine per la presentazione degli emendamenti fissato al 1 febbraio) e incardinato la proposta del Governo che velocizza le procedure per l’adozione di provvedimenti cautelari o di prevenzione a favore delle vittime di violenza domestica o di genere, su cui si svolgeranno alcune audizioni. Approvato infine il parere favorevole alla proposta che elimina alcuni vincoli all’accesso aperto all’informazione scientifica, mentre il voto sul decreto di attuazione della direttiva sul gratuito patrocinio è stato rinviato alla prossima settimana. La Commissione Esteri ha dato il primo ok alla ratifica dell’Accordo di dialogo politico e cooperazione tra Ue e Cuba e avviato l’esame di alcune risoluzioni sulla situazione in Venezuela e in Cambogia: se nel secondo caso sembra fattibile arrivare a un documento unitario, nel primo c’è il deciso no del M5S al documento presentato da Fdi che chiede al Governo di non riconoscere la legittimità della seconda elezione di Maduro (definito espressamente “dittatore comunista”), vietando all’ambasciatore italiano a Caracas di partecipare a cerimonie pubbliche che ne prevedano la presenza. Un approccio criticato dal Cinquestelle Cabras, secondo cui stampa ed elezioni in Venezuela sarebbero libere: dopo le proteste di Pd e Fi, lo stesso deputato grillino ha precisato di volersi richiamare al principio della non ingerenza e all’opportunità di non delegittimare apertamente il regime venezuelano, che godrebbe di ampio consenso popolare, per non mettere a rischio i nostri connazionali e la stessa stabilità della regione. Più smussata la posizione della Lega, che ha chiesto cautela nel maneggiare un tema così delicato. Peraltro, la discussione si è svolta prima dell’autoproclamazione di Guaidò come presidente del Venezuela e del contestuale riconoscimento degli usa, quello che lo stesso Maduro ha definito un colpo di Stato. Raggiunto finalmente un accordo sulla composizione dei quattro Comitati permanenti istituiti a inizio dicembre, con le presidenze divise tra M5S (Di Stasio, diritti umani), Lega (Billi, italiani nel mondo), Pd (Quartapelle Procopio, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) e Fi (Orsini, politica estera dell’Ue). (Pon)
